L'amore ai tempi del cliché: anatomia di una porcata romance

Una donna con il viso appoggiato sul petto di un uomo

Tra principi miliardari, fanciulle traumatizzate e dialoghi da telenovela, il romance moderno è diventato un fast food emotivo.

Non so quando abbiamo deciso che l’amore dovesse avere gli addominali.
Forse quando le grandi case editrici si sono accorte che le lettrici comprano compulsivamente ogni storia con un uomo “tenebroso” e una ragazza “spezzata” da salvare.
E così, da lì in poi, una valanga di copertine rosa confetto ha invaso librerie e piattaforme digitali. Tutte uguali. Tutte con un titolo che suona come un déjà vu: “Sotto la sua tempesta”, “Bruciata dal suo sguardo”, “Lui, il mio male”.

Ecco la verità: il romance contemporaneo è diventato una catena di montaggio sentimentale.

Una formula precisa:

Lei ha un trauma (rigorosamente non elaborato).
Lui è un maschio alfa con l’empatia di un comodino ma il fascino di un modello Calvin Klein.
Si odiano. Poi si amano. Poi litigano per una sciocchezza. Poi fanno pace nel modo più fisico possibile.
Fine.

Applausi. Copie vendute.
E il mercato ringrazia.

Ma dov’è finito l’amore?

No, non quello delle scintille o delle farfalle nello stomaco.
Parlo dell’amore reale, quello che si misura nel silenzio, nella stanchezza, nella paura di non farcela.
L’amore che non salva, ma accompagna.
Quello che non ti promette un castello, ma ti porge un bicchiere d’acqua.

Nel romance di oggi, invece, l’amore è un prodotto da consumare, non un sentimento da comprendere.
È pornografia emotiva travestita da favola.
Un simulacro di passione che non sporca mai davvero, non mette a disagio, non scava.

E non è solo colpa delle lettrici

Molte autrici, schiacciate dalla logica del “dare al pubblico ciò che chiede”, scrivono con il pilota automatico.
Stesso schema, stessi archetipi, stessa temperatura corporea dei personaggi.
A volte leggi pagine e hai l’impressione che sia un algoritmo a scrivere, non un essere umano.

E intanto, chi osa raccontare un amore diverso — imperfetto, contraddittorio, vero — rischia di passare inosservata. Perché la letteratura, quella che graffia, quella che non teme di mostrare il brutto, non finisce quasi mai in classifica.

Non è una guerra contro il romance

È una chiamata all’ordine.
Perché esistono anche romance belli, scritti con spessore, ironia e verità.
Penso a chi osa scardinare i ruoli, a chi racconta relazioni che non nascono dal bisogno di essere salvati, ma dalla voglia di capirsi.
Solo che quelle voci vengono spesso sommerse da tonnellate di zucchero sintetico.

La verità è che abbiamo confuso la dipendenza emotiva con l’amore.
E ogni volta che un romanzo lo fa passare per romanticismo, uccide un pezzo di verità.

Conclusione:

Forse è ora di pretendere di più.
Più sostanza, più onestà, più scomodità.
Meno cuori glitterati e più carne viva.
Perché l’amore non è una carezza: è un urlo, un abbraccio, una resa, una ferita che si riapre e si rimargina cento volte.
E chi scrive dovrebbe saperlo, prima di impacchettarlo in una copertina pastello.

📌Hai mai letto un romance che ti ha fatto arrabbiare per quanto era finto — o uno che ti ha davvero toccato l’anima? Raccontamelo nei commenti. E se vuoi storie che non profumano di zucchero, ma di vita vera, FraLeCarte è casa tua.