Scrittrici che graffiano: Mazzantini, Despentes, Moshfegh, Ernaux

 

Donna che scrive

Quattro scrittrici che mi hanno insegnato a non avere paura delle parole

Ci sono scrittrici che non si limitano a raccontare storie. Ti entrano sotto pelle, ti scompigliano i pensieri, ti costringono a guardarti allo specchio senza trucchi né filtri. Le mie preferite – Margaret Mazzantini, Virginie Despentes, Ottessa Moshfegh e Annie Ernaux – hanno questo in comune: sanno scrivere con le unghie, senza paura di graffiare.

Margaret Mazzantini – La ferita come arte

La sua scrittura è carne viva, un continuo attraversare dolori e amori impossibili. Nei suoi romanzi ogni parola sembra scavata, come se avesse bisogno di sporcarsi le mani per raccontare l’umano. Mazzantini non consola, non addolcisce, ti butta nell’abisso e ti costringe a nuotare.

Virginie Despentes – La rabbia che libera

Con King Kong Theory ha ribaltato i tavoli del femminismo, senza chiedere permesso a nessuno. Despentes scrive con rabbia e lucidità, trasformando l’esperienza personale in manifesto politico. Nei suoi libri c’è tutto ciò che di solito viene nascosto: sesso, violenza, marginalità. È scomoda, e proprio per questo necessaria.

Ottessa Moshfegh – Il lato oscuro della normalità

I suoi personaggi sono l’antitesi dell’eroe perfetto. Sono sporchi, difettosi, spesso disgustosi. Ed è proprio lì che sta il suo genio: mostrare che dentro il lato più oscuro della normalità si annida una verità che tutti riconosciamo ma pochi osano dire ad alta voce. Con Moshfegh la letteratura diventa specchio deformante, ma incredibilmente sincero.

Annie Ernaux – L’autobiografia come resistenza

Ernaux ha fatto della propria vita un laboratorio letterario. Ogni suo libro è un atto di memoria, ma anche di ribellione contro l’oblio. La sua scrittura è chirurgica, taglia via ogni ornamento per arrivare al cuore dei ricordi, dei rapporti di classe, delle contraddizioni del vivere. Leggerla è come guardare una radiografia della società.

Perché proprio loro?

Perché non cercano di piacere. Non edulcorano. Non addormentano. Le loro pagine sono un campo di battaglia, e leggerle significa uscire con qualche ferita addosso. Ma anche con la sensazione di essere più vivi, più consapevoli, più liberi.