Fabbricante di lacrime recensione: romanzo intenso o solo cliché confezionati?

 

Cover del romanzo Fabbricante di lacrime

“Fabbricante di lacrime”: lacrime sì, ma di esasperazione

C’è chi definisce Fabbricante di lacrime un romanzo travolgente, intenso, da leggere tutto d’un fiato. Io, invece, l’ho letto tutto d’un fiato… per vedere quando finiva.

Partiamo dal titolo: suggestivo, ammettiamolo. Fa pensare a un’opera che scava dentro, che lacera, che lascia segni profondi. In realtà, più che un fabbricante di lacrime, sembra un fabbricante di cliché.

Abbiamo l’orfana fragile e pura, il bad boy oscuro e tormentato, il destino che li incastra insieme come in un vecchio fotoromanzo. Ingredienti che, mescolati con la giusta profondità, potrebbero persino funzionare. Peccato che qui la ricetta si perda in un mare di frasi che sembrano strappate a caso da Tumblr versione 2010.

Il dramma? Esagerato. Le descrizioni? Ripetitive. L’amore? Di quelli che dovrebbero sembrare tossici e intensi, ma finiscono per apparire solo tossici e basta. Ho avuto la sensazione costante di leggere una fanfiction allungata fino all’inverosimile e infilata in una copertina accattivante.

E qui arriva il punto dolente: non è che Fabbricante di lacrime sia brutto di per sé. È furbo. Sa esattamente dove colpire i lettori giovani, sa come stuzzicare l’immaginario collettivo con la promessa di un amore estremo, di un dolore che diventa poesia. Il problema è che, scavando appena sotto la superficie, resta ben poco.

Leggendo, ho avuto più la sensazione di trovarmi davanti a un prodotto studiato a tavolino che a un romanzo capace di mordere, di ferire, di lasciare addosso quelle cicatrici che solo la buona letteratura sa dare.

In definitiva, più che un Fabbricante di lacrime, l’ho trovato un Fabbricante di illusioni.

📌Se vi piacciono i drammi preconfezionati, fatevi sotto: questo libro è il vostro habitat naturale.